Manibus Magazine

MANIBUS, IL FESTIVAL

Prendi un blocco di pietra e prova a scavarlo. Produrrai crepe e distacchi. Lascia ora che lo scalpellino batta, ferisca, apra, incida, fino a dare vita a una forma. Lo scalpellino conosce e governa la materia, plasma il materiale, ordina i fattori, crea e costruisce. Questo vuole essere Manibus, Festival Internazionale di Arte e Impresa, un connettore di saperi consapevole, capace di governare il processo. Perché la bellezza della Puglia è nota nel mondo e nel suo territorio si applicano tutti i criteri della contemporaneità che punta a una grande, pantagruelica immersione del pubblico nelle tradizioni che sfociano in esperienze personali. Laboratori, workshops, esperimenti coinvolgenti. Queste sono cose che esistono e che in Italia vengono realizzate, probabilmente a dismisura. Invece il detonatore Manibus applica uno scarto in avanti, mettendo a sistema le realtà che usano queste pratiche, posizionando a un livello superiore la crescita valoriale facendola coincidere con la crescita collettiva. Perché, come asserito da Scott A. J. nel 1997, “mentre entriamo nel ventunesimo secolo una forte e marcata convergenza tra le sfere della cultura e dello sviluppo economico sembra avere luogo”.
Inoltre, Manibus, agisce dal basso, dal profondo, individuando le radici e mettendole in grado di germinare e crescere sempre di più, e lo fa includendo formazione ed educazione, facendo leva sulle giovani generazioni che devono essere messe in grado di comprendere quello che posseggono, aspirando a plasmarlo con le loro mani per elevarlo al quadrato. Inoltre, e ancora, Manibus si serve del dispositivo unico e potente dell’Arte Contemporanea.

Manibus® è un inno alla laboriosità millenaria dei Pugliesi: secondo la fortunata definizione di Tommaso Fiore un popolo di formiche che ha realizzato a mani nude un’impresa che avrebbe spaventato un popolo di giganti.
Infatti, gli Apuli, hanno reso coltivabile una terra ostile all’agricoltura.
Questo carattere era chiaro molti secoli prima al poeta Orazio Flacco, il quale definì “pernix” l’”Apulus”, laddove “penicitas” si riferisce alla sveltezza laboriosa, in particolare delle mani.
Terra e mani. Una moltitudine di mani pensanti che hanno, per secoli, squadrato terreni con le geometrie delle pareti a secco, scavato cisterne, costruito norie e trulli, potato ulivi, prodotto vasi pieni di olio e di miti, modellando un paesaggio affascinante per la sua multiforme bellezza. Inoltre, le mani hanno plasmato la mentalità e la creatività collettive.

Se diversi anni fa il rapporto Arte e Impresa si svolgeva lungo le due linee principali di sponsorizzazione e filantropia, ora si è venuta a delineare una grammatica più complessa, una linea evolutiva che canalizza le energie e le competenze presenti nei territori, connettendole tra di loro attraverso il potere di coniugare la capacità di visione dell’artista con la capacità di ascolto della fabbrica.

Lo sguardo prismatico e visionario dell’artista, la sua ricerca e le pratiche di costruzione dell’opera d’arte sono sempre state a servizio della materia, dei suoi poteri inespressi e della possibilità che si fa moltiplicativa se il motore dell’azione è l’impresa.

L’estetica della comunicazione, il dispositivo opera, il massaggio fisioterapico dell’arte al muscolo inerte della coscienza collettiva, favoriscono una crescita condivisa, sociale ed economica, fin dalla nascita della società civile e divengono metodiche durante il Rinascimento.
La poetica che scaturisce dal pensiero dell’artista e la sua capacità di considerare situazioni, urgenze, necessità, che nella manipolazione dei materiali trovano l’epifania dell’opera, possono elevare coscienze strutturando così un ponte generativo di azioni positive. Manibus è il ponte, metodologia, funzione, semina, supporto, incontro, grembo, innovazione, comunicazione, educazione.

La comunicazione basata su un progetto culturale quale Manibus ha una forte rilevanza sociale che incide profondamente sul modo in cui la pratica artigianale e l’azienda vengono percepite dall’esterno. L’eco che automaticamente si genera gode di un andamento progressivo ed esponenziale attraendo media locali, nazionali e internazionali. Predisporsi a un progetto come questo significa incidere profondamente sulle teorie e sulle tecniche di comunicazione dell’azienda, di una bottega e di un intero territorio.
Gli eventi artistici che Manibus genera divengono efficaci strumenti di marketing aziendale, territoriale e urbano, che consentono notevoli incrementi nei flussi, nel miglioramento dell’immagine e nel posizionamento sul mercato, determinando la crescita della notorietà e attraendo visitatori, investitori e finanziatori, generando quindi importanti effetti economici.

L’obiettivo può essere quello di attivare iniziative di event marketing culturale legando il proprio nome all’evento artistico, creandolo, sponsorizzandolo, oppure è possibile fare un ulteriore scarto in avanti diventando produttori e costruttori, con una conseguente ricaduta di vantaggi in termini di consapevolezza e possibilità che si aprono esponenzialmente, e quindi anche in termini competitivi.

In un sistema sociale nel quale le pratiche artigianali sembrano marginali, MANIBUS rappresenta il movimento che tramanda da persona a persona, da generazione in generazione il fare artigianale e sapiente, al fine di attivare un nuovo sentimento di amore per la cura artigianale, per il dettaglio particolare, per il gusto di intraprendere affascinanti mestieri e iniziative produttive, oggi percepiti come desueti ma dalle enormi potenzialità, e che costituiscono un patrimonio locale e internazionale di incommensurabile valore: quello dell’economia che ravviva e sviluppa la società che se ne occupa e la sa tramandare.

Manibus intende fornire alla società tutta, in primo luogo i giovani, il rinnovato entusiasmo per quelle professioni che, complice l’onda dell’economia globale e del mercato, si stanno perdendo nel tempo. L’obiettivo è scoprire, conoscere e promuovere imprese, antichi mestieri, lavori e arti.
Manibus propone una visione olistica del patrimonio materiale e immateriale, convogliando un sistema di risorse il cui meccanismo è alimentato da storia, identità, valori, tradizioni, diversità.
Sistemi del pensiero umano che ivi trovano manifestazione concreta della ricerca creativa più autentica, sfociando nell’opera di multiformi pratiche contemporanee.
Il Festival promuove l’attenzione sul contesto artistico, antropologico, etnografico e psicologico, di indagine delle caratteristiche che contraddistinguono l’intangibile sapienza del modus vivendi e operandi che costituiscono il vero patrimonio di Puglia, quello che la abita attivamente.
A differenza del patrimonio materiale, la sua salvaguardia non può essere legata alla statica tutela delle sue vestigia, me deve essere condotta attraverso la promozione, la ricerca, la diffusione e l’educazione di espressioni popolari, pratiche artigianali, relazioni geografiche, temporali e processi culturali connessi.
Il focus del progetto è promuovere la Puglia nel mondo attraverso la sua autenticità e l’inestimabile patrimonio di beni immateriali che rendono unica e attrattiva questa terra.

IL PALINSESTO

  • Un grande evento, che prende forma in una Macro Mostra bi-personale di due artisti di fama internazionale.
  • Un programma di Residenze d’Artista in masseria che dialoga con artigiani e aziende locali e genera una mostra collettiva finale. Il calendario prevede workshop con il pubblico, tour e incontri tra artisti, costantemente ripresi per un processo di documentazione e making-of.
  • Lectiones Magistrales, speach specialistici tenuti dai massimi esperti di Arte, Artigianato, Architettura e Design coinvolti nel progetto MANIBUS. Questi eventi si terranno durante la settimana del festival.
  • Mano Faber, una serie di attività formative, occasione di porte aperte delle realtà pubbliche e private coinvolte, quali maestranze locali, industrie autoctone, operatori del Turismo, della ricettività e della ristorazione, accademici ed esperti del management culturale, i quali terranno delle MasterClass sulla propria attività. Le MasterClass si terranno durante la settimana del Festival.
    L’Accademia dell’Artigianato e dei Mestieri di Puglia, che si fonda sulla pratica creativa, espande gli orizzonti dell’apprendimento artigianale e fabrile per soddisfare le sfide e le opportunità del mondo in continua evoluzione. Offre una nuova prospettiva di educazione creativa, artigianale e professionale.

DOVE e QUANDO

Il Festival ha inizio il 26 settembre con le residenze d’artista per esplodere nella settimana tra il 15 al 22 ottobre con l’apertura delle mostre al pubblico e una settimana di approfondimenti tra Lectiones Magistrales e Mano Faber, nel territorio dei comuni di Monopoli, Fasano e Putignano. Le Residenze d’artista, si terranno in alcune delle più importanti Masserie Pugliesi sino a giungere alla mostra collettiva in cui gli artisti esporranno i propri lavori creati durante le residenze. Il Festival termina l’ 11 dicembre con la chiusura delle mostre.

CALENDARIO

Residenze: dal 26 settembre al 16 ottobre
FOCUS WEEK: dal 15 ottobre al 22 ottobre

PROGRAMMA

  •  Inaugurazione Mostra-evento e collettiva: Prima performance – Il 15 ottobre / Seconda performance – Il 16 ottobre – ex Casermette, Monopoli.
  • Durata Mostre: dal 15 ottobre all’11 dicembre – ex Casermette, Monopoli ( VISITE: ven – sab – dom dalle h. 10.00 alle h.14.00 e dalle h. 17.00 alle h. 21.00).
  • Lectiones Magistrales: Dal 17 al 21 ottobre – Dalle 19.00 alle 21.00 – Teatro Sociale – Fasano.
  • Mano Faber: Dal 17 al 21 ottobre – Dalle 10.00 alle 12.00 – Teatro Sociale – Fasano.
  • Performance d’Arte Contemporanea in Piazza: Fasano – il 22 ottobre – Piazza Ciaia – Fasano.

VI ASPETTIAMO A MONOPOLI E FASANO DAL 15 AL 23 OTTOBRE

ponente strutturale essenziale del suo lavoro, la cenere, il modo di concepire la sua poetica artistica. Lei agisce con segni precari e minimi sugli indizi di memoria antropologica privata e pubblica, sociale e relazionale. Novello raccoglie il suo materiale e lo restituisce silente ma attraversato da un’azione responsabile, con una nuova identità e una nuova immagine. La polvere che usa è importante costituendo essa la sostanza dell’opera, ma prima c’è il pensiero e l’azione che la traduce nella vita reale. Quello che le interessa evidenziare è ciò che si trova nel mezzo tra la sua poetica e il materiale, ovvero tra quello che c’è tra il contenuto e la forma, l’individuale e l’universale, la privata apparizione e la collettività.
L’opera di Maria Elisabetta Novello accoglie un elemento effimero e fuggevole che porta in sé la fragilità del contemporaneo e la bellezza e l’instabilità dell’esistenza stessa. L’opera è interstizio sociale e strumento di rivendicazione del suo essere artista che si confronta con il mondo detenendo la labilità, ma al contempo l’incombenza e l’urgenza della persona che a quell’universo appartiene e per il quale “lotta”.
L’arte esiste nonostante la precarietà del mondo, l’arte è il meccanismo per eludere l’entropia del mondo. Dopo l’etica e dopo l’azione, l’opera è il resto, il residuo di un processo, l’impertinenza, l’apertura di uno spazio di pensiero.

Michele Spanghero

I lavori di Michele Spanghero combinano il suono e le arti visive con un’approfondita ricerca concettuale e sono definiti da un approccio trasversale e un’estetica essenziale. L’impulso creativo nasce come reazione all’enorme quantità di dati che ci circonda, per cui sottrae, isola e rielabora la materia preesistente alla ricerca di un nuovo sistema semantico. L’artista cerca di stimolare il coinvolgimento degli spettatori alterando sottilmente la loro percezione. Il silenzio, la risonanza acustica e le variazioni impercettibili del suono nello spazio e nella materia sono il nucleo della sua pratica sonora. L’attenzione si sofferma su frammenti ed elementi marginali dell’architettura, registrando semplici geometrie di luce, lontano dalle sovrastrutture e informazioni precostituite. Spanghero indaga la relazione tra spazio e percezione attraverso la fotografia, la scultura e il suono.

di Martina Cavallarin
Manibus 2023 a Lecce

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