Manibus Magazine

PASSIONE O OSSESSIONE?

Il collezionista si trasferisce idealmente, non solo in un mondo remoto nello spazio e nel tempo, ma anche in un mondo migliore, dove gli uomini, è vero, sono altrettanto poco provvisti del necessario che in quello di tutti i giorni, ma dove le cose sono libere dalla schiavitù di essere utili.

The collector ideally moves around not only in a world that is remote in space and time, but also in a better world, where men, it is true, are as hardly equipped with the necessities as those of the everyday world, but where things are free from the bondage of being useful.

Walter Benjamin, Writings, 1906-1940 (1)

Giuseppe Chiari Intermezzo romantic, 1974
Carta, 3 pezzi, cm 34,5 x 25,5 ognuno. Paper, 3 pieces, 34.5 x 25.5 cm each
Collezione, collection, Gino Battista, Triggiano (Ba)
ph. Cosmo Laera

Mimmo ConennaAeroscultura sponsorizzata, 1983.
Latta litografata, lithographed tin – cm 71 x 80 x 50.
Collezione, collection Gino Battista, Triggiano (BA).

Per quanto il momento attuale non sia certamente favorevole, il collezionismo orientato al contemporaneo, è ancora molto vitale. E a incrementarne l’attività, cercando di orientarne le scelte ha mirato negli ultimi anni anche la pubblicazione di testi, che ambiscono a diventare quasi delle guide, dei manuali ricchi di indicazioni per avviare nuove collezioni o dare nuovi indirizzi a quelle già esistenti.
È noto che il collezionismo d’arte contemporanea è assimilabile solo parzialmente a quello di altre tipologie di oggetti. Per cui, manuali, guide, supplementi di riviste specializzate con tanto di tabelle e grafici indicativi delle tendenze del mercato, possono certo avere funzione di supporto informativo, ma raramente riescono a far nascere dal nulla una passione che di razionale ha ben poco, un’attitudine che sfugge a qualsiasi tentativo di irregimentazione.
Ho conosciuto diverse tipologie di “raccoglitori”: il collezionista che ama l’arte ma che non presta alcuna attenzione al mercato, quello che punta soprattutto all’investimento e che frequenta assiduamente mostre, fiere, aste e segue la stampa specializzata, quello talmente distratto da non ricordare neanche da quanto tempo possiede un quadro, dal quale comunque non si separerebbe per alcun motivo al mondo, quello che ha ereditato qualche opera di modesto valore (a volte un multiplo a tiratura elevata) e crede di avere in casa un capolavoro, quello che possiede un disegno evidentemente falso, che ama senza riserve e difende dai pur fondati dubbi degli esperti.
Dalla lettura delle interviste a collezionisti italiani e stranieri, inserite in cataloghi di mostre o in testi dedicati al fenomeno collezionistico, emerge una casistica molto ampia, che dà conto delle diverse circostanze che motivano l’acquisto di opere d’arte contemporanea. C’è chi ha conosciuto un gallerista che l’ha introdotto nell’ambiente artistico e c’è chi è rimasto affascinato da uno o più artisti, visitando i loro studi; c’è chi ha ereditato la sensibilità per l’arte dall’ambiente familiare e chi è stato abbagliato da una singola opera che ha acceso in lui il desiderio di possederla. Nella maggior parte dei casi le scelte sono compiute in autonomia da ogni collezionista. Solo in alcuni casi le proposte dei galleristi e i pareri dei critici vengono seguiti alla lettera, perché le decisioni si prendono quasi sempre da soli o al massimo in famiglia.
E un’opera viene preferita ad altre per vari motivi. C’è chi vi cerca una pregnanza concettuale e chi esige invece dall’opera un’emozione, in alcuni casi un vero e proprio turbamento; c’è chi le chiede di essere aiutato a comprendere il proprio tempo e chi vuole che l’opera costituisca, invece, un’evasione dalla realtà quotidiana. C’è chi apprezza la qualità estetica e chi non la considera un valore; c’è chi prende in considerazione un’opera perché coerente con il resto della collezione e chi, invece, in quanto rappresenta una devianza rispetto alla sua linea; c’è chi acquista solo le opere di un singolo artista e chi è sempre alla ricerca di nuovi talenti.
 

Cristiano De Gaetano
Punkabbestia, [Gutter punk], 2010
Cera pongo su mdf
Wax, modelling clay on MDF
cm 63 x 30
Collezione privata,
private collection, Monopoli
ph. Giuseppe Gernone.

Christo (Javacheff)
The Wall (Project for a Wrapped Roman Wall, Porta Pinciana), 1973
Tecnica mista su carta, cm 70 x 56
Mixed media on paper, cm 70 x 56
Collezione privata,
private collection, Bari
ph. Mimmo Laera

Biagio Caldarelli
Figure, 1990.
Grafite su tela, graphite on canvas
cm 110 x 80
Collezione, collection Emiddio Romano, Bari

Scrive Italo Calvino (Collezione di sabbia, 1984): “Il fascino d’una collezione sta in quel tanto che rivela e in quel tanto che nasconde della spinta segreta che ha portato a crearla”. Ogni collezione è metaforicamente il ritratto del proprietario ed è assolutamente condivisibile l’idea che smembrare una collezione (non solo di arte contemporanea, ovviamente) significa impedire una conoscenza approfondita – sebbene non esaustiva – della personalità del suo autore, delle sue passioni e anche delle sue manie, piccole o grandi che siano. Autore, ebbene sì, perché la stessa collezione è un’opera, un prodotto intellettuale la cui importanza va al di là del valore venale delle singole opere che la costituiscono. E preservarla nella sua interezza dovrebbe essere una preoccupazione costante di coloro che sono delegati alla sua cura. È soprattutto l’opera al centro dell’attenzione dei collezionisti. Ciò spiega l’eclettismo che connota molte raccolte, in cui artisti di generazioni e tendenze diverse, alcuni di fama internazionale, altri noti in ambiti più ristretti convivono in armonia in quel piccolo mondo che ogni collezionista costruisce per sé e cura con attenzione.
Solo alcuni cercano il contatto con l’artista, molti lo evitano accuratamente, anche per il timore di essere delusi dall’incontro con personalità non di rado assolutamente problematiche, comunque difficili.
Ma chi affronta il “pericolo”, spesso viene gratificato da un rapporto che arricchisce entrambi, che porta a guardare “oltre” la singola opera, là dove si annidano sensazioni inedite e a volte sorprendenti.
Il collezionista di solito non si separa dalle opere che ha acquistato, se non in caso di necessità (con grande rimpianto) o a volte solo perché l’orientamento delle proprie scelte è cambiato nel tempo.

Alcune raccolte sono ampie e concentrate su alcuni filoni tematici, altre sono nate di recente e registrano la presenza di opere molto legate all’attualità, ma il filo rosso che le accomuna è l’idea che le opere devono vivere insieme a chi ha deciso di acquistarle, nella sua casa, in tutti gli ambienti, anche in quelli destinati all’intimità familiare.
Dagli stessi collezionisti piuttosto che da manuali, guide, grafici e tabelle vengono i migliori consigli a chi desideri dare inizio a una raccolta di arte contemporanea. Seguire il proprio istinto, ma andare oltre l’approccio emozionale o prettamente estetico, piuttosto assecondare la propria curiosità cercando di conoscere artisti, critici, galleristi. E poi visitare musei e gallerie, fiere e biennali, informarsi attraverso la stampa specializzata, evitare di seguire le mode o peggio ancora di inseguire l’”affare”.
Tutto ciò richiede un dispendio di tempo che molti credono di non potersi permettere, ma se si riesce a ritagliarsi dei giorni e delle ore per coltivare la propria passione, se ne ha certamente vantaggio. E, come ormai assodato, non bisogna avere risorse economiche ingenti per acquistare opere d’arte.

Mimmo Rotella
Senza titolo [Untitled], 1957 – Retro d’affiches, cm71 x 115
Collezione privata, private collection, Bari
ph. Giuseppe Gernone

Ma ha ragione il pittore Salvo quando afferma che «ogni quadro è un capolinea: è un arrivo (per chi l’ha fatto) e una partenza (per chi lo guarda)». 

Ed è quel desiderio di partire per un mondo sconosciuto ma al tempo stesso affascinante che spinge un individuo a spendere tempo e denaro per arrivare a possedere delle cose inutili e al tempo stesso avvertite come assolutamente necessarie.

Peter Schuyff
Senza titolo [Untitled], 1987
Acrilico su tela Acrylic on canvas, cm 195 x 195
Collezione privata, private collection, Angelo Baldassarre, Bari
ph. Giuseppe Gernone

NOTA
Le foto ritraggono le opere esposte nelle due mostre intitolate Il Giardino Segreto. Opere degli ultimi 50 anni in collezioni private baresi, prima e seconda edizione tenutasi a Bari nel 2011 presso l’ex convento di Santa Scolastica e nel 2013 presso il Castello Normanno Svevo.

A cura di Lia De Venere in collaborazione con Antonella Marino, entrambe le mostre sono state promosse dall’Accademia di Belle Arti di Bari e realizzate con il finanziamento della Regione Puglia, Assessorato alla Cultura e al Turismo del Mediterraneo nell’ambito del Fondo di Sviluppo della Regione Europea 2007/2013.

di Lia De Venere
Manibus 2023 a Lecce
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